Concorso Natale 2013

Fernanda Mariucci è la vincitrice del “piccolo” concorso indetto dal nostro sito web www.scrivere.in con questa poesia:

NATALE

Non son le luci a far Natale!
E’ l’amore ciò che vale.
E’ la gioia di un bambino,
quando ha mamma lì vicino.
E’ donare a chi non ha,
solo un po’ di felicità!
E’ fare insieme un girotondo,
che circondi tutto il mondo.
E poi cantare la novella,
che fra tutte è la più bella:
oggi è nato il buon Gesù,
è venuto fin quaggiù,
per portare pace e doni,
e render tutti un po’ più buoni!

Grazie per aver partecipato e tanti auguri di un 2014 ricco di soddisfazioni e prosperità.

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Mi hai assorbito

Pubblichiamo la poesia vincitrice della scorsa settimana. I nostri complimenti vanno a Keep Running che tramite Facebook ci ha inviato il suo componimento.

Mi hai assorbito.
E’ il tempo che mi rende malinconico.
Nuvole che fluttuano ma si sentono pesanti,
il vento che comincia a piangere, persone che sfumano.

Torna in mente la sensazione senza nome che
ti raggiunge quando perdi qualcuno;
quella sensazione diversa in ognuno di noi,
che strozza il respiro, spezza ogni legame saldo che custodisci.

Hai preso tutto quel che di più puro ho dentro.
Mi porti a morire, cullato da una bellezza rara,
accarezzato da una speranza inspiegabile.
Illudimi ancora, inondami di sogni vani.

Vorrei morire sul tuo seno, morire per sempre.
Come ultima cosa sentire il tuo respiro lento,
calmo, che mi ricorderà la vita in eterno
e vivere per sempre lì dentro, nel nostro fiato.

Sento un violoncello,
sento il mio cuore malato che rifiuta medicine.
Sento te, mio Fiore, che non mi dai pace.
Mi hai rubato la libertà.

Dolce prigionia, fortunato pazzo,
incauto avventuriero in una terra che voglio mia,
tiranno affacciato su questo precipizio,
eroe ormai in volo da tempo immemore.

Che importa ora la memoria?
Non m’importa degli sbagli,
non penso più alle notti insonni,
non contano più insicurezze infantili.

Non c’è luce, non ne ho bisogno.
Sento i colori che scorrono tra le labbra,
la pace, nera, che mi attraversa,
la tua mano tra i capelli.

Credi che possa questa esser realtà?
Può un sentimento spingersi così lontano?
Aprimi il petto e guardati allo specchio,
cerca i tuoi occhi e il tuo profumo, li troverai.

Se sto sognando non svegliatemi,
voglio sognare questa donna finchè esisterò.
Se sono pazzo non curatemi,
lei è l’angelo della mia religione.

Mi hai assorbito.
Lontano, lontano dal mondo sento il tuo canto,
da qui aspetto lenta la mia dolce morte,
e spargo noncurante questo bianco amore.

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Per mille giorni e per mille anni

Ecco la poesia che pubblichiamo sul nostro sito, proveniente da un piccolo concorso a tempo sulla nostra pagina Facebook.

Ringraziamo Daniela Giorgini per il suo prezioso contributo.

“Per mille giorni e per mille anni”

Ti ho amato
tra i fili grigi dei tuoi anni
per quel tuo essere così unico e speciale,
per i tuoi tentativi maldestri
di non farmi troppo innamorare,
per le simpatiche richieste
che non sapevi se avrei soddisfatto.
E per quel tuo amarmi
come nessuno mi aveva amata mai.

Ti ho amato
per mille giorni e più
e per mille anni ancora
ti amerò.

© Daniela Giorgini

Daniela Giorgini nasce a Forlì il 16 marzo 1972.
Diplomata in Ragioneria nel 1991, da ottobre dello stesso anno è tuttora impiegata presso lo studio di un commercialista.
Nell’età adolescenziale scrive qualche poesia d’amore, finita chissà in quale cassetto dimenticata.
La passione si riaccende nel 2005, quando apre il blog personale su Libero dal titolo In Tutti I Miei Giorni.
Ad ottobre 2006 diventa Redattrice del sito di poesia La Mente e il Cuore.
Pubblica Le mie emozioni diventano poesie (www.ilmiolibro.it), contenente una selezione di poesie degli anni 2006 e 2007.
Realizza con gli amici de La Mente e il Cuore le raccolte “Attimi di Poesia”, “Ti regalo una fiaba”, “Alda Merini e la Primavera”, “dalla Terra spezzata nasce la Poesia”.
A giugno 2011 pubblica “dell’amore della vita” (www.ilmiolibro.it), la seconda raccolta di poesie, selezionate tra quelle scritte negli anni 2008 e 2009.
A dicembre 2011 pubblica “VERDE GIALLO ROSSO BLU” (www.ilmiolbro.it), la sua prima raccolta di racconti.
Ad agosto 2012 pubblica “SORRISI E NUVOLE” (www.ilmiolibro.it), la terza raccolta di poesie, selezionate tra quelle degli anni 2010 e 2011.
Ad ottobre 2012 esce “SEMPLICEMENTE” – raccolta di poesie selezionate tra il 2007 e il 2011 – edito dalla casa editrice Rupe Mutevole.

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Utopia – Paola Verdat

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Col naso schiacciato contro il vetro ad aspettare la neve.

Nulla poteva distrarla da questa sua occupazione.

Finalmente vide danzare nel cielo i primi fiocchi, lievi e leggeri.

Come soffici ciuffi di zucchero filato, tendeva la mano sperando di prenderli.

Una voce risuonò dalla stanza accanto, l’incanto si spezzò,
facendola tornare bruscamente alla realtà.

Disse solo “lasciatemi sognare ancora”.

© Paola Verdat

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La scrittura – Jessica Baldassarre

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Disegno il tuo profilo
lo disegno con la scrittura
con l’espressività di una parola
ti descrivo cosi bene
che appari magicamente
nei miei sogni
e la mia mente,
arresta quell’istante per catturare il mio cuore.

© Jessica Baldassarre

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Sere d’autunno – Giuseppe Zanzarelli

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Foglie per strada, nuvole di vento.
Studenti persi tra vie deserte.
Semafori spenti o lampeggianti.
Vite distrutte dal risparmio quotidiano.
Storie di vita al banco di un bar.
Sogni spenti o in fin di vita.
Speranze ammaccate dei secondi.
Whisky troppo liscio e non ancor caldo.
Lecce spenta, come una villa abbandonata.
Qui muoiono le speranze di giovani.
Qui finiscono le ore quotidiane.
Una città in testa. Una cultura nuova.
Il desiderio di una città d’arte.
L’aria di Bologna nel sangue.
Pensieri corrosi dal silenzio dell’anima.
Sfogo quotidiano su libri inanimati.
Volti spenti, odor di rugiada,
una biro come àncora di salvezza.
Un foglio bianco scrigno di desideri.
Un cuore in fermento. Giorni d’attesa.
Mesi come vagoni di giorni andati.
Ore di solitudine e sigarette,
speranze di ore colme di illusioni.

© Giuseppe Zanzarelli

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Urla nel silenzio

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Mi parli di uno specchio, in cui non vuoi più specchiarti,
riflette un’espressione che la tua mente vuol dimenticare.
Sul viso, sembrano scolpite immagini crudeli :
carezze forzate, sospiri nemici.
Sul viso, il tuo delicato viso da donna,
è scolpito da urla.
Sono urla nel silenzio, che vengono soffocate perché il loro
suono fa troppo male.
Sono urla nel silenzio, che cercano la strada per andar via dalla mente, per allontanarsi dalla memoria…
Per poter vivere ancora.
Allontani quello specchio, per non incrociare tuoi occhi belli,
occhi che si son chiusi per non memorizzare il suo volto.
Il volto di un uomo, che ha usato violenza fingendo amore.
Ma l’amore tu sai cos’è…
È una fusione di anime,
un incontro felice e non costrizione ed urla infinite.
Guarda pure lo specchio, fai a lui un dispetto.
Lascia che le urla prendano voce,
e lascia che i tuoi occhi siano avvolti dalla luce,
una luce che scalderà il tuo cuore violato,
che darà colore, quel colore negato.
Guarda pure lo specchio e sentiti una donna.
Una donna che avanza…
in un mondo pieno di violenza.

© Caterina Maugeri

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Sentimentalmente imprevedibile – Giuseppe Zanzarelli

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Un cilindro di vetro.
Della polverina dentro, come tempo che scorre, scandisce gli attimi, le ore, i periodi della vita. Delle biglie su di un piano inclinato, velocissime si mescolano alla realtà.
Come dei sogni troppo veloci da afferrare, come un giro di colori, come un albero spoglio, un treno in corsa, un’immensa distesa d’acqua azzurra, limpida, a volte mossa, ma limpida. Così scorreva la vita di Sam, di suoni e rumori, di immagini e sensazioni, di melodie, di libri e canzoni. Sam cercava una parola per mescolarla con altre in cerca di una rima, di una strofa ben riuscita. Fin da bambino era cresciuto con la musica e i testi dei cantautori italiani ma, in particolare, le strofe del Maestrone pavanese lo avevano conciliato con la sua ricerca del particolare, con quella passione per le parole dai mille e non sempre espliciti significati.  Adorava la vita e l’autodeterminazione.
Concepiva la realtà come un’opportunità.  A sera adorava sorseggiare del vecchio Jameson e guardare oltre la finestra affacciata su quella piazza semideserta se non fosse per quel vecchietto e il suo cane, sempre presenti su una panchina laterale. Dalla finestra vedeva quegli alberi e la tenacia con la quale si spogliavano nonostante il primo freddo.
Sognava di scendere un giorno e scambiare quattro chiacchiere con quel vecchio, chissà quante storie avrebbe avuto da raccontare se solo qualcuno lo avesse ascoltato, avesse avuto il tempo di fermarsi e fargli un po’ di compagnia.
La vita degli ultimi, degli abbandonati si nasconde tra i silenzi delle città caotiche, nelle stradine semideserte. Sam avrebbe voluto rompere il mistero che lo avvolgeva ma la vita aveva già fatto il suo corso. Le vite dimenticate se ne vanno in silenzio, come foglie cadenti, stelle d’agosto, neve. Come i sogni.
Sam e quella sua incapacità di vivere, di toccare la realtà e sorridere. Quella timidezza figlia di una infanzia di silenzi e solitudine. Lo capiva quel vecchio, ne comprendeva gli umori, le spinte interiori. Sam sapeva leggere la gente, la vita nascosta, le speranze derise, i sogni spenti. Sam,però, aveva trovato un’ancora di salvezza. Un dolce regalo di Natale.
Tra le luci avvolgenti della sua città aveva conosciuto finalmente la sua metà e aveva capito il senso del suo aspettare, il lento scorrere dei giorni, si era contato gli anni e i aveva benedetti. Aveva soli ventuno anni e una partita chiamata vita da giocarsi, da recuperare.

Sam si svegliò presto quella mattina. Lo attendeva una giornata intensa.
Giornata calda di giugno. Il mare in testa. Il mare al tramonto, una distesa che si perde nel sole. Ricorda ancora quando da bambino inseguiva quel tramonto, voleva farne parte.
Non conosceva le distanze, pensava che sarebbe stato bellissimo guardare il mondo da lì. Pensava sarebbe stato bellissimo poter guardare gli innamorati baciarsi al tramonto.
Aveva sempre sognato un bacio al tramonto, sulla spiaggia.
Era un’esperienza che voleva provare. Il sapore di un bacio al tramonto. Il vento tra i capelli. I suoi capelli lisci mossi, come granelli di sabbia durante una tempesta. Un vento d’amore. Soffice e intenso, irruento, semplicemente gradevole. Lei nel cuore. Il suo nome gli colmava i vuoti. I suoi occhi gli aprivano nuovi mondi. I suoi ricci, dolci filamenti tra le loro anime. La sua anima,una compagna di avventure. Le sue parole, gradevoli vie verso il suo cuore. Semplicemente lei.
Sam si svegliò presto quella mattina. La sua sveglia suonava ancora. La spense. Sentì il silenzio delle sei del mattino. Andò in cucina,consumò il suo caffè,accese la sua sigaretta, aspettò che si consumasse in quel piattino e poi si fece una doccia rilassante. Aveva smesso di fumare, ma non aveva perso l’abitudine di sedersi e riflettere, abitudine che aveva sempre associato alla pausa sigaretta. Il cervello funziona per imput e per nulla al mondo avrebbe mai rinunciato ai suoi pensieri. Uscì da casa, destinazione Università.
Prima lezione “Diritto Penale”. Gran bell’inizio, pensò. Scambiò quattro chiacchiere con il giornalaio di fiducia, il tempo di acquistare il suo quotidiano preferito. Andò alla fermata del bus. Bene, c’era da attendere circa 15 minuti. Si lesse l’editoriale del giornalista che tanto amava. Poi il bus arrivò. Salì. Pochi minuti dopo, forse tre, scese. Aveva cambiato idea.
Non aveva voglia di codici e lezioni, di monologhi e sedie scomode. Sognava il seggiolino di un aereo. Sognava l’oblò. Sognava il cielo azzurro, volarci dentro, vedere le nuvole passargli vicino. Sognava il modo più breve per essere da lei. La chiamò. Ci parlò.
“Allora amore ci sentiamo dopo,buona lezione!”. Riattaccò. Prese il primo taxi, destinazione aeroporto centrale. Ultimo posto per Bologna. Segni impercettibili del destino. Per taluno “momenti di trascurabile felicità”. Si accomodò. Aveva ancora la borsa dell’università tra le mani. Dopo i controlli si accomodò su quel seggiolino tanto agognato. Tra poco meno di due ore sarebbe stato da lei. Lei non lo sapeva. Una giornata diversa,inaspettata avrebbe cullato il loro desiderio di amarsi. La vita. L’imprevedibilità dei sentimenti.
Svegliarsi e seguire i propri desideri. Rompere la razionalità del quotidiano e inseguire un’emozione. La piena attuazione del “carpe diem” oraziano.
Arrivare a Bologna. Chiamarla e dirle “Che fai tesoro?”. “Mi manchi tanto,vorrei averti qui …”. Sentire il battito del cuore. Sentirsi vivo. Dirle “Amore anche io, appena possibile ti raggiungo!”. Ed essere lì, a cercare un modo per sorprenderla, e quel modo, in realtà, già lo hai trovato,salendo su quell’aereo.
“Ho fatto una pazzia … ho preso il primo aereo, sono a Bologna!”.
“Magari,amore …”. “E’ vero amore, raggiungimi in stazione. Mi trovi sotto l’orologio.”. Sentire la quotidianità soccombere dall’emozione, da quell’amore così sincero, vero.
Sentirsi vivo perché vivere è seguire un impulso, coccolare i desideri e sentire la natura conciliarsi con l’anima.
© Giuseppe Zanzarelli

 

 

 

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Nei miei silenzi – Daniela Romano

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E un grande vuoto mi pervade il cuore,
lasciato dai sorrisi dei bambini che nulla chiedevano in cambio,
dai suoni di una terra che qualcuno ha dimenticato;
dai colori stupendi che si rincorrono nel giorno in cerca di una speciale magia,
che fa vibrare l’anima.
E cosa qui può dare la pace.
Gocce di pioggia cadono giù,
solcano il viso, fanno rumore,
e ti ritrovi con la testa fra le mani a pensare a coloro che non potrai dimenticare,
lì in quel posto magico ciascuno ha scritto una pagina di cuore,
scolpita con così tanta forza da rimanere impressa per sempre.
Quante cose non avresti voluto lasciare,
e nel silenzio di una casa vuota sembra di scorgere le risa di coloro che ti hanno ridato la forza di andare avanti,
peccato che questo giorno sia già arrivato.
© Daniela Romano

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